Il gusto del vino si vede e si sente

Il sughero ha mille difetti come tappo per il vino ma ha anche un fascino intramontabile per esperti e appassionati, secondo una ricerca inglese.

I ricercatori della Oxford University hanno cercato di determinare quanto vista e udito, legati al sistema di chiusura della bottiglia possano influenzare poi la percezione degustativa successiva.

Lo studio si è valso di 140 partecipanti, invitati a degustare vini identici e a valutarli in momenti diversi, ovvero dopo aver sentito il suono di un tappo di sughero e dopo aver sentito aprire un tappo a vite.

Dopo aver aperto entrambe le bottiglie e aver gustato ripetutamente i vini, i partecipanti hanno giudicato il vino servito in bottiglia con un tappo di sughero migliore rispetto a quello con un tappo a vite, con un 15% in più di preferenze, nonostante si trattasse dello stesso vino.

Inoltre i partecipanti hanno aggiunto che il tappo di sughero è migliore nel caso di feste e celebrazioni.

L’autore principale dello studio, il professor Charles Spence, ha evidenziato quanto i nostri sensi siano intrinsecamente legati fra di loro. Tanto che vista e udito esercitano un enorme effetto sul gusto e ha spiegato che i sensi producono delle aspettative circa il gusto del vino.

di T N
pubblicato il 12 ottobre 2017 in Strettamente Tecnico > Mondo Enoico

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La frutta secca, con moderazione, è un elisir per la linea

Qualche noce, ma persino mandorle, nocciole, pistacchi e arachidi, possono aiutare la nostra salute e impedire di prendere chili di troppo.

Ovviamente sempre che non si esageri e che la frutta secca sostituisca qualche alimento del pasto e non sia un’aggiunta.

A giocare un ruolo decisivo di noci, nocciole e arachidi nel contrastare l’aumento di peso è l’effetto saziante, verificato da uno studio guidato dalla Loma Linda University School of Public Health e dalla International Agency for Research on Cancer, in collaborazione con 35 ricercatori che l’hanno revisionato,pubblicato sulla rivista European Journal of Nutrition.

Il team di ricerca ha analizzato le informazioni sulla dieta e sull’ indice di massa corporea di 373.293 persone, tra i 25 e i 70 anni, reclutate tra il 1992 e il 2000 in 10 Paesi europei nell’ambito dello studio European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition. In media, i partecipanti allo studio hanno guadagnato nell’arco di cinque anni due chili e cento grammi, ma rispetto a chi non consumava affatto noci coloro che ne consumavano di più sono ingrassati meno. Gli amanti e consumatori di noci, mandorle, nocciole, pistacchi, e noccioline, infine, avevano un rischio del 5 per cento più basso di diventare sovrappeso o obesi.

I benefici della frutta secca sono noti, visto che offrono energia, grassi buoni, proteine, vitamine e minerali.

Il consiglio è però quello di non inserirli a fine pasto, come d’uso specie nelle Feste Natalizie, ma metterle al centro del piatto durante i pasti per sostituire i prodotti animali. 

di C. S.
pubblicato il 27 settembre 2017 da Teatro Naturale in Tracce > Salute
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Le vitamine dell’uva contro l’insonnia

Ogni stagione ha i suoi tipici frutti e mentre passa l’estate e si approccia l’autunno arriva settembre: il mese per antonomasia dell’uva. Non solo la base del nettare degli idei, ma anche uno dei frutti più gustosi e amati di sempre, sia per la sua dolcezza e piacevolezza al palato che per la possibilità di mangiarne chicco dopo chicco che per molti diventa quasi un passatempo.

Ogni acino di uva da tavola nostrana è infatti un’esplosione di gusto, il sapore dolce dell’uva è inconfondibile, inoltre questi piccoli confetti di bontà hanno anche un’innumerevole quantità di effetti benefici sulla nostra salute.

Tante vitamine, dalla A, alla C, passando per la B6 che aiuta chi ha problemi di insonnia a dormire sonni tranquilli, oltre a un apporto di glucosio importante. Ed è proprio la grande quantità di vitamina B6 a rendere l’uva un rimedio naturale contro lo stress e i problemi di nervosismo, tra cui l’insonnia, che non teme rivali.

Inoltre, l’uva sarebbe importante anche per la nostra circolazione sanguigna, oltre ad avere proprietà antiossidanti che aiutano il nostro corpo a proteggerci dal cancro.

di C. S.
pubblicato il 11 settembre 2017 da Teatro Naturale in Tracce > Salute

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Il potere di guardare al futuro

Ora che il mito dell’innovazione ha finito la sua corsa, cosa ci aspetta per il futuro?

La storia dell’uomo è costellata di cicli economici, che hanno portato con sé anche rivoluzioni sociali e politiche.

Negli ultimi duecento anni, dalla rivoluzione industriale in poi, viviamo nell’epoca dell’innovazione.

E’ stata l’innovazione a farci molte promesse, in gran parte mantenute, almeno fino a qualche anno fa.

Credo che sui libri di storia il 15 settembre 2008, con il fallimento di Lehman Brothers, verrà considerato l’inizio della fine dell’epoca dell’innovazione.

Ma quali sono le regole su cui poggia l’epoca dell’innovazione?

La prima, essenziale, è che ogni innovazione migliora la nostra vita, pertanto, e questa è la seconda regola, è nostro interesse e “dovere” acquistare la nuova innovazione. Questi acquisti stimolano l’economia e quindi nuova innovazione, e così in eterno.

Il consumismo è la conseguenza, non la causa del ciclo dell’innovazione.

E’ chiaro che dovremmo chiederci se l’innovazione mantiene davvero la sua promessa fondante.

Fino a qualche anno fa era certamente così.

La lavatrice ha sicuramente migliorato la qualità della vita in famiglia. L’auto ha certamente migliorato la qualità della mobilità.

Lasciamo un attimo da parte le conseguenze di queste innovazioni.

Concentriamoci solo sull’innovazione in quanto tale.

Siamo sicuri che una fotocamera di 12 mega pixel sia poi tanto meglio di una da 9 mega pixel?

Siamo sicuri di poter distinguere tra la qualità delle immagini di televisori hd, full hd e ultra hd?

Chiediamoci perchè le innovazioni, o presunte tali, si susseguono a ritmo così serrato.

Tra un modello e l’altro di auto passavano anni, così come tra un modello di cellulare e l’altro. Ora ogni sei mesi abbiamo il nuovo modello che ci promette innovazioni mirabolanti. Ma mantiene le promesse? Perchè è necessario sfornare innovazioni a così breve distanza di tempo?

Forse occorre mantenere sempre più alta l’attenzione delle persone, evitando che vengano attratte da altro.

Ma cosa esattamente?

Dobbiamo guardare al mercato, alla crescita esponenziale del biologico, ai farmer’s market e a un altro stile di vita e consumo che sta sempre più prendendo piede.

Credo, senza poi neanche un eccessivo sforzo di fantasia, che il prossimo ciclo economico si baserà sul benessere.

E’ evidente che il ciclo economico del benessere si avvantaggerà dell’innovazione, ma l’innovazione sarà finalizzata, non sarà l’obiettivo in sé.

Come verrà declinato il benessere lo scopriremo nei prossimi anni e nei prossimi decenni. Sarà un benessere egoistico ed edonistico oppure civile e partecipato?

Le fasi di passaggio, tra un ciclo economico-sociale-politico e l’altro, portano con sé una buona dose di incertezza, ma hanno anche dei vantaggi, lasciandoci immaginare il futuro che vorremmo. Anzi di più, essendo un magma indistinto, col nostro impegno quotidiano possiamo contribuire a forgiare questo futuro.

E’ certo che viviamo una fase di passaggio e che saremo giudicati.

Non vi nascondo che mi piacerebbe avere una macchina del tempo per sapere il voto assegnatoci dalla nostra progenie.

di Alberto Grimelli
pubblicato il 01 settembre 2017 da Teatro Naturale in Pensieri e Parole > Editoriali

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Sul mercato le prime barbatelle di vite resistenti alla siccità

Se a fine 800, la selezione e diffusione dei portainnesti “su piede americano” ha salvato il vigneto europeo dalla fillossera avviando quella che chiamiamo “viticoltura moderna”, oggi, a distanza di oltre un secolo, una nuova, originale, ricerca tutta italiana sta aprendo la nuova era della “viticoltura post-moderna”. Al centro dell’attenzione sempre i portainnesti che, dopo oltre 100 anni dagli ultimi lavori scientifici sul tema, tornano al centro di una ricerca attivata dall’Università di Milano i cui risultati aprono alla viticoltura frontiere di sviluppo fino a ieri inaspettate inaugurando, nel contempo, un innovativo modello di rapporti tra ricerca e innovazione, università e mondo delle imprese.

“La crescente incidenza delle fitopatie – dichiara Attilio Scienza, animatore del progetto di ricerca – i cambiamenti del clima e le loro conseguenze, da un lato, sulla necessità di crescenti quantità di acqua per la coltivazione della vite e, dall’altro, l’estendersi dei fenomeni di salinità dei suoli, la necessità di ridurre e ottimizzare l’impiego dei fertilizzanti e, ancora, la diffusione della viticoltura in ambienti climaticamente molto diversi da quelli europei, nonché le nuove esigenze di qualità da parte del consumatore, stanno evidenziando la sostanziale inadeguatezza dei portainnesti tradizionali ponendo la necessità di creare nuovi genotipi con caratteristiche migliori di resistenza agli stress biotici e abiotici”.

I primi risultati della sperimentazione avviata da alcune aziende in varie regioni italiane, su diversi vitigni innestati con gli M hanno portato a scoprire una eccezionale capacità di resistenza allo stress idrico di questa nuova generazione di portainnesti che, grazie ad un utilizzo biochimico più efficiente dell’acqua, mostrano un consumo nell’intero ciclo vegetativo minore del 25-30% rispetto ai portainnesti tradizionali, a parità di condizioni pedoclimatiche e di vitigno, senza perdere in quantità e qualità produttiva. Tradotto in numeri, se consideriamo una produzione media ad ettaro di 120 q.li uva per 85 hl vino, con un consumo annuo di acqua, secondo i calcoli dell’associazione Water Footprint Network, di 81.600 hl, con l’utilizzo degli M si risparmierebbero 24.500 hl di acqua ad ettaro ogni anno.

Meno di tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei nuovi portainnesti, 9 aziende vinicole di primaria importanza (Ferrari, Zonin, Bertani Domains, Albino Armani, Banfi, Nettuno-Castellare, Cantina Due Palme, Claudio Quarta vignaiolo e Cantine Settesoli), che rappresentano le principali regioni viticole italiane dalle Alpi alla Sicilia, danno vita – insieme ad una società di supporto, la Bioverde Trentino, ed alla Fondazione di Venezia – a Winegraft, società nata con lo scopo di supportare la diffusione dei risultati della ricerca e finanziarne la prosecuzione.

Nei prossimi mesi, Vivai Cooperativi Rauscedo moltiplicherà e commercializzerà gli “M”, rendendo disponibili per la seconda campagna di impianto oltre 200.000 di barbatelle di vari vitigni – tra cui Glera, Chardonnay, Cabernet Sauvignon, le Corvine, Montepulciano, Sangiovese e Primitivo – prodotte proprio su questa nuova generazione di innesti.

di C. S. pubblicato il 31 agosto 2017 in Strettamente Tecnico > Mondo Enoico

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