La peronospora della vite non ha più segreti

I ricercatori della Fondazione Mach hanno scoperto, nell’ambito di un progetto finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, che la peronospora passa piccoli RNA e microRNA alla pianta ospite, i quali regolano l’espressione di geni dell’ospite in modo molto diretto. Inoltre è stata identificata una proteina della peronospora che interagisce direttamente con un gene di resistenza di vite.

Il genoma pubblicato riguarda uno specifico isolato di P. viticola che infetta la vite in Trentino e tramite l’uso di sofisticati approcci genomici ha prodotto una serie di risultati che potranno avere ricadute importanti nella lotta contro questo patogeno riducendo così l’uso di fungicidi di sintesi.

“Questa pubblicazione – sottolinea il presidente FEM, Andrea Segrè – ci sprona a continuare a lavorare in attacco, ovvero nella ricerca più avanzata sul miglioramento genetico, per avere piante più resistenti. Nei nostri laboratori di San Michele stiamo anche investendo nella difesa, cioè nella protezione dalle principali patologie vegetali. In sostanza, il nostro è un lavoro a tutto campo per vincere la partita della sostenibilità”.

I ricercatori hanno scoperto una nuova comunicazione bi-direzionale fra P.viticola e il suo ospite che coinvolge i piccoli RNA. Questo scambio di piccoli RNA porta ad una regolazione genica inter-specie che coinvolge geni che contribuiscono alla difesa dell’ospite contro patogeni e fornirà ai ricercatori degli importanti strumenti per utilizzare nuovi fungicidi basati sull’RNA per la lotta contro la peronospora.

“P.viticola è un patogeno obbligato, il che significa che non può vivere autonomamente -spiega Azeddine Si Ammour il principale autore dell’articolo-. P.viticola ricava energia sottraendo i nutrienti dalle cellule della vite ospite connettendosi alle cellule di quest’ultima mediante delle strutture chiamate “austori”. Con i miei collaboratori abbiamo mostrato che P.viticola passa piccoli RNA e microRNA alla pianta ospite i quali regolano l’espressione di geni dell’ospite in modo molto diretto. Per controbattere all’attacco la vite usa esattamente lo stesso processo per silenziare geni che sono coinvolti nella patogenicità”.

Gli autori spiegano che piccoli RNA e microRNA sono acidi nucleici di piccole dimensioni in termini di lunghezza che possono legarsi a RNA messaggeri che codificano per proteine. Questo legame di piccoli RNA all’RNA messaggero previene la sintesi della proteina corrispondente.

di C. S.
pubblicato il 30 gennaio 2018 da Teatro Naturale in Strettamente Tecnico > Mondo Enoico
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Ricetta per un Buon 2018

Speciale ricetta per un BUON 2018

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Buone Feste

AUGURI DI BUONE FESTE

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Solstizio d’inverno

Cade oggi, giovedì 21 dicembre, la giornata che segna l’inizio astrale dell’inverno. Il significato latino ne anticipa il senso: sol- (sole),  e -sistere (fermarsi). E’ il momento in cui il sole si posiziona nel punto più vicino (in questo caso) o lontano (nel solstizio d’estate) dal nostro pianeta. Quindi il sole è vicinissimo alla Terra, ma da noi fa freddissimo. Paradossale? Niente affatto. Le stagioni calde o fredde dipendono dall’inclinazione dei raggi del Sole sulle diverse zone del globo, non dalla prossimità dell’astro.

Dal 22 le giornate torneranno progressivamente ad allungarsi. Nonostante il Solstizio d’inverno sia effettivamente il momento in cui il sole si trova alla minor distanza dalla terra in tutto l’anno, l’inclinazione del nostro pianeta disperde gran parte del calore dei raggi solari e per questo fà freddo. non si tratta comunque del giorno più gelido, record che cade quasi sempre tra gennaio e febbraio. Il giorno più breve significa però anche la notte più lunga e questo lascia spazio a tante idee e modi per festeggiare questo avvenimento.

Curiosamente, nell’antichità il solstizio d’inverno è sempre stato festeggiato come un momento di gioia visto che, dopo la lunga notte, sarebbe rinata la luce e a tale fenomeno gli antichi attribuivano i significati più disparati ma tutti accomunati dall’idea del ritorno/trionfo della luce sulle tenebre.

Per le popolazioni precristiane del nord Europa il solstizio d’inverno era quindi un’occasione di giubilo da celebrare con rituali piuttosto curiosi. Era lo Yule, la festa della luce in occasione della quale si banchettava sotto grandi alberi di pino, probabilmente antenati degli odierni alberi di Natale. Per gli antichi romani erano i Saturnali, celebrazioni festose nelle quali oltre a scambiarsi doni si sconvolgevano per una notte le gerarchie sociali e i servi sedevano con i padroni.

Le antiche popolazioni celtiche dell’Inghilterra precristiana attribuivano un significato esoterico al solstizio considerandolo un momento in cui la magia e l’aldilà erano particolarmente potenti e duqnue una notte propizia per celebrare riti. A questo propristo sembra che il famosissimo complesso megalitico di Stonhenge sia stato eretto dai Druidi (una casta di stregoni celtici) proprio come luogo dove osservare il tramonto del solstizio d’inverno e celebrare riti. Ancora oggi moltissime persone vi si radunano per festeggiare l’avvenimento.

A Brighton, in Inghilterra, moltissime persone festeggiano ancora oggi il Solstizio d’inverno tramite la parata denominata ‘Burning the Clocks’, nella quale si sfila per la città con musica e lanterne di carta fino ad arrivare alla spiaggia dove solitamente si conclude con un falò e fuochi d’artificio. Infine, il Solstizio d’inverno ha sempre ricoperto, e ricopre tuttora, una grande importanza simbolica in Cina, dove gli imperatori innalzavano preghiere al cielo e il popolo celebrava gli avi. A tutt’oggi in Cina l’avvenimento si festeggia ricordando i defunti e mangiando ravioli, tanto che alcuni lo considerano un piccolo capodanno.

 

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Ecco le cinque meravigliose spezie del Natale

Le spezie fanno parte del Natale.
Utilizzate per insaporire e profumare i piatti delle Feste, in particolare i dolci, sono utili anche per conservare i cibi e per le loro proprietà nutrizionali e salutistiche.
Scopriamo dunque insieme le caratteristiche e le proprietà delle cinque magiche spezie del Natale.

A… come Anice
L’anice è una delle spezie più antiche, ed è diffusa in molte cucine. Era già conosciuta e utilizzata dai Greci, dagli Egizi e dai Romani per dare gusto alle vivande a base di pollo, maiale, verdure e piccoli biscotti digestivi. Dal Medio Oriente antico si diffuse nel bacino del Mediterraneo e da lì in Europa, tanto che nel Medioevo era un ingrediente di numerose ricette in quasi tutti i paesi.
Durante le feste l’anice stellato è usato anche come elemento decorativo per via del suo delicato ma persistente aroma mentolato.
È un ingrediente fondamentale per i dolci alle spezie, il pane di Natale o i tipici biscotti Springerle. L’olio essenziale di anice è utile in caso di tosse e catarro e allevia dolori e gonfiori addominali.
Molto noti anche i digestivi liquorosi a base di anice. Per l’Anisetta si impiega l’anice verde. Nella Sambuca e nel Pastis trova impiego l’anice stellato. Altri tipici liquori all’anice sono il Mistrà (e relative varianti, tra cui il Varnelli), l’Ouzo, il Raki turco, l’Arak.
Ancora oggi l’anice viene utilizzato come rimedio digestivo ed è uno degli ingredienti dei medicinali fitoterapici contro la tosse, quando preso sotto forma di olio essenziale.

C… come Cannella
Pochi sanno che la cannella è un albero sempreverde alto circa 10–15 metri. La pianta è nativa dello Sri Lanka ed è stata introdotta in diversi paesi tropicali, quali il Madagascar, Malesia e Antille. Viene prodotta anche in Vietnam, Sumatra e in Indonesia.
A differenza di altre droghe da cucina la spezia non si ricava dal seme o dal frutto, bensì dal fusto e dai ramoscelli. E’ per questo che si fa riferimento ai bastoncini di cannella, che vanno riposti in barattoli di vetro, al riparo dal caldo e dalla luce.
È usata in molti modi differenti da secoli. La tradizione occidentale la preferisce impiegata nei dolci di frutta, specie di mele, nella lavorazione del cioccolato, di caramelle e praline. Nella tradizione natalizia, anglosassone e non, è molto utilizzata per diverse ricette di pan pepato, nelle varie declinazioni. Famosi, per via dei film americani i ginger bread, gli immancabili omini di biscotto caratteristici proprio del Natale. Se la cannella è utilizzata per i dolci, la tradizione orientale e creola la usa anche nel salato, in accompagnamento di carni affumicate e non.
Il suo olio essenziale possiede virtù salutari, abbassa il livello dei grassi e del glucosio nel sangue, ha un effetto riscaldante, aiuta la digestione e protegge il cuore.

C… come cardamomo
E’ forse la meno nota delle spezie di Natale ma è fondamentale, insieme con i chiodi di garofano, per il vin brulè.
Il cardamomo appartiene alla stessa famiglia dello zenzero. Generalmente ci si riferisce al cardamomo per la specie Elettaria, ma spesso si indicano con lo stesso nome anche altre piante, tra cui la più simile al vero cardamomo è la Amoxmum. La prima è diffusa specialmente nel vicino Oriente (Iran, India) mentre la seconda è più caratteristica di Cina, Thailandia e Birmania.
E’ una delle più antiche spezie al mondo ed è attualmente nota come la terza spezia più cara al mondo dopo zafferano e vaniglia.
In Oriente è utilizzata soprattuto per insaporire tè e caffè mentre nella tradizione natalizia occidentale è utilizzata per insaporisce il panpepato e biscotti alle spezie.
L’olio essenziale di cardamomo ha proprietà antibatteriche, allevia i crampi e aiuta a risolvere i problemi di stomaco.

V… come Vaniglia
La vaniglia è un’orchidea originaria del Messico. I suoi frutti, comunemente chiamati baccelli, producono la spezia nota come vaniglia. Oggi viene anche coltivata nel Madagascar, oltrre che nel Centro America.
Bisogna ben distinguere la vaniglia, ovvero la bacca naturale, dagli estratti e dalla vanillina, ovvero la molecola sintetica realizzata per la prima volta nel 1874 da un chimico tedesco.
Oggi il 40% della produzione mondiale di vaniglia proviene dal Madagascar e serve soprattutto per l’industria agro-alimentare, seguita da quella cosmetica.
La vaniglia piace molto per il suo profumo inebriante, che si amalgama perfettamente con la dolcezza dello zucchero. Molto utilizzata nei dolci natalizi, dal Pandoro ai biscotti con le mandorle, come i Ricciarelli senesi.
La vaniglia ha un effetto rilassante e rasserenante, tanto che nella corte di Francia, Madame Montespan ci profumava il bagno.

Z… come Zenzero
Lo zenzero, Zingiber officinale, è una pianta erbacea tipica dell’estremo Oriente.
In questo caso si utilizza la radice, che è l’organo vegetale che contiene gli oli essenziali.
Oggi coltivato soprattutto in India e in Cina ma ben presente in tutta la cucina orientale, raramente nei dolci. Nella cucina giapponese lo zenzero è, per esempio, servito sottaceto agrodolce con il sashimi.
Sebbene sia prepotentemente entrato nei ricettari solo da qualche anno, giova ricordare che l’uso dello zenzero (“gengiovo”) nella manifattura dolciaria fiorentina è attestato in età medievale, come testimoniato dalla sesta novella dell’ottava giornata del Decamerone.
Oggi viene comunemente utilizzato per dare una nota particolare a torte e dolcetti, ovviamente famoso il pan di Zenzero.
Ha proprietà stimolanti la digestione (stomachico), stimolanti la circolazione periferica, antinfiammatorie e antiossidanti, e si ritiene tradizionalmente contribuisca alla conservazione e all’esaltazione dei sapori delle pietanze cui è solitamente associato. Il rizoma possiede una evidente azione antinausea, antiemetica (contro il vomito), antipiretica e antinfiammatoria.

di T N
pubblicato il 15 dicembre 2017 in Tracce > Gastronomia
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