SOLSTIZIO D’ESTATE

La stagione calda è ormai entrata nel vivo, grazie a lunghe giornate soleggiate nonché all’aumento delle temperature. Eppure, nonostante il clima già tipicamente caldo, dal punto di vista astronomico l’estate parte ufficialmente durante il solstizio.

Per il 2017 il 21 giugno si rende omaggio al sole, principale fonte di vita per l’uomo. Per alcuni giorni in un punto preciso, sorgendo e tramontando sempre nella stessa posizione, il sole determina in maniera graduale l’allungarsi o l’accorciarsi delle giornate. Ma se al Polo Nord in coincidenza con il solstizio d’estate sarà sempre giorno, il Polo Sud entrerà nel buio: si avranno quindi i fenomeni denominati rispettivamente Sole di Mezzanotte (24 ore al giorno di luce) e Notti Polari (24 ore al giorno di buio). Una ricorrenza da sempre molto sentita e celebrata sin dalle primissime civiltà umane: è ​il solstizio d’estate.

Per le zone a Nord dell’Equatore, il solstizio d’estate avviene generalmente il 21 giugno, data che ufficializza l’avvio della stagione più calda. Vi sono, tuttavia, delle piccole variazioni temporali: ogni anno, infatti, il solstizio avviene con circa sei ore di ritardo rispetto all’anno precedente. Una problematica risolta con l’adozione di un calendario bisestile ogni 4 anni, che tuttavia determina un’oscillazione del fenomeno astronomico tra il 20 e il 21 del mese.

Fin dall’antichità il cambio di direzione che il Sole compie tra il 21 e il 22 giugno è stato salutato come l’inizio di un nuovo periodo di vita. D’altronde, il fenomeno astronomico che determina la giornata più lunga e soleggiata dell’anno ha rappresentato per i popoli antichi l’avvio di un periodo di fertilità, benessere e ricchezza perché in estate la vegetazione è abbondante e i raccolti raggiungono il loro picco massimo.

Il più famoso sito archeologico dedicato al’osservazione del corpo celeste probabilmente è Stonehenge, nel Regno Unito.
Caratterizzato da grandi megaliti che raggiungono fino 50 tonnellate di peso disposti in due cerchi concentrici, sembra servisse agli uomini del Neolitico, forse Druidi, per studiare i fenomeni astronomici legati al Sole, tanto da diventare un vero e proprio tempio. L’asse del tempio, al cui centro si erge un macigno detto “Pietra del tallone” (“Friar’s Heel”), è orientato in direzione dell’alba nei solstizi estivi, ma non di quelli invernali.

Nelle civiltà precolombiane le due giornate del solstizio, quello d’inverno e quello d’estate, erano sacre. Per gli Inca il Sole rappresentava la sovrana della Terra, Inti, e con un complesso sistema di torri si stabiliva l’arrivo di solstizi ed equinozi. Anche per i Maya il sole era importantissimo: considerato fonte di vita ed essenziale per le attività umane, per poterne prevedere solstizi ed equinozi avevano elaborato un calendario super preciso.

Per gli antichi Romani i solstizi erano consacrati a Giano bifronte, il dio guardiano delle soglie e dei passaggi, in quanto i solstizi erano correlati tra di loro; i Greci li chiamavano porte cosicché la “porta degli uomini” era il solstizio estivo, mentre la “porta degli dei” il solstizio invernale.

Anche i Cristiani fecero propria la festività del Sole. Il 24 giugno, quando le giornate iniziano lentamente ad accorciarsi fino al solstizio d’inverno, si ricorda infatti la natività di Giovanni Battista, il Santo che battezzò Gesù.
Non è del resto un caso che San Giovanni abbia come attributi il fuoco e l’acqua, con cui battezzava: secondo un’antica credenza, infatti, il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua). E poiché nella tradizione popolare i riti propiziatori prevedono falò e rugiada, ecco che la religione cristiana fece proprie queste tradizioni coniugandole nella liturgia del battesimo.

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L’effetto anticancro delle cipolle rosse

Il potere antiossidante delle cipolle rosse utile contro il tumore al colon e al seno. Merito di un alto contenuto di quercetina che stimola le cellule cancerose a “suicidarsi”. L’obiettivo è utilizzare le proprietà nella nutraceutica e sotto forma di pillole.

Le cipolle rosse contengono quercitina, in misura tale da ewssere efficaci nel contrasto al tumore al colon e al seno.

A evidenziarlo uno studio della University of Guelph, in Canada, pubblicato sulla rivista Food Research International.

La ricerca ha testato cinque diversi tipi di cipolle che crescevano in Ontario, una regione canadese, scoprendo che una varietà chiamata ‘Ruby ring onion’, che appunto è rossa, si è rivelata la più efficace contro il cancro. Merito di un alto contenuto di quercetina, un tipo di flavonoide che ha potere antiossidante, e di antociani (o antocianine), che danno il colore rosso e che arricchiscono l’azione antitumorale della quercetina stessa.

“Abbiamo trovato che le cipolle sono eccezionali nell’uccidere le cellule tumorali – spiega uno dei ricercatori, Abdulmonem Murayyan. “Le cipolle – prosegue – attivano percorsi che incoraggiano le cellule tumorali a subire la morte cellulare. Promuovono un ambiente sfavorevole per le cellule tumorali e disturbano la comunicazione tra le stesse, cosa che ne inibisce la crescita”.

Lo studio è stato effettuato ponendo a diretto contatto le cellule tumorali del cancro al colon con l’estratto di quercetina di cinque tipi diversi di cipolle. E di recente gli studiosi hanno anche riscontato che le cipolle sono efficaci anche nel tumore al seno. Il prossimo passo saranno dei trial direttamente sull’uomo. I ricercatori sono anche a lavoro su un metodo di estrazione della quercetina libero da sostanze chimiche, che consenta di utilizzarne le proprietà nella nutraceutica e sotto forma di pillole.

di C. S.
pubblicato il 15 giugno 2017 in Tracce > Salute

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Nell’olio di oliva il segreto per prevenire il cancro al cervello?

Secondo una ricerca dell’Università di Edimburgo l’acido oleico contenuto nell’olio di oliva stimola la produzione di una molecola che ha la funzione di prevenire la formazione di proteine ​​che causano il cancro.

Un composto trovato nell’olio di oliva può aiutare a prevenire lo sviluppo del cancro nel cervello, spiega uno studio dell’Università di Edimburgo.

La ricerca ha verificato che l’acido oleico, il composto primario dell’olio d’oliva, può aiutare a prevenire il funzionamento dei geni cancerogeni nelle cellule.

L’acido oleico, infatti, stimola la produzione di una molecola che ha la funzione di prevenire la formazione di proteine ​​che causano il cancro.

Non siamo però al punto da poter prevenire in assoluto la formazione di tumori al cervello e il gruppo di studio non può ancora affermare che un consumo regolare di olio di oliva nella dieta può aiutare a prevenire il cancro al cervello.

I loro risultati, tuttavia, puntano verso possibili terapie basate sull’olio per prevenire il tumore celebrale.

I ricercatori hanno analizzato l’effetto dell’acido oleico su una molecola, nota come miR-7, attiva nel cervello e nota per sopprimere la formazione dei tumori, scoprendo che l’acido grasso tipico dell’olio di oliva impedisce a una proteina cellulare, conosciuta come MSI2, di arrestare la produzione di miR-7.

In questo modo, l’acido oleico supporta la produzione di miR-7, che aiuta a prevenire la formazione dei tumori.

I ricercatori hanno fatto le loro scoperte sugli estratti di cellule umane e su cellule viventi in laboratorio.

“Mentre non possiamo ancora dire che l’olio di oliva nella dieta aiuta a prevenire il cancro al cervello, i nostri risultati suggeriscono che l’acido oleico può sostenere la produzione di molecole che sopprimono il tumore nelle cellule coltivate in laboratorio. Ulteriori studi potrebbero aiutare a determinare il ruolo che l’olio d’oliva potrebbe avere nella salute del cervello ” ha concluso Gracjan Michlewski, autore della ricerca.

di T N
pubblicato il 05 giugno 2017 in Tracce > Salute

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Vendere bottiglie di vino è il passato, largo al futuro

Cosa potremmo aspettarci dall’agricoltura 3.0? Il passaggio da una cultura dell’accoglienza a quella dell’ospitalità. La differenza? Basta mettere da una parte coloro che vogliono solo vendere bottiglie di vino e dall’altra quelli che hanno a cuore la qualità, nella produzione, dell’ambiente, nell’ospitalità ed in tutto ciò che la cultura personale fa ruotare attorno ad essa

Nell’evoluzione complessiva che il mondo del vino ha vissuto nell’ultimo quarto di secolo, è giusto analizzare l’aspetto legato all’accoglienza in cantina, elemento che nel suo valore culturale, soprattutto oggi continua a fare la differenza tra commercio e vita in campagna. E’ innegabile che oggi il concetto di ‘campagna’ ha assunto un valore diverso da quello, insostenibile, che aveva mezzo secolo fa; tempi di versi, per carità, ma anche protagonisti diversi, anche nel concetto di vignaiolo e di turista del vino che conosciamo oggi.

Abbiamo assistito all’evoluzione di un modo di essere: se prima la vita in campagna era codificata dalla mezzadria e quindi dalla miseria e ad un’ampia sottovalutazione di quei valori culturali in essa presenti, oggi la vita in campagna è sinonimo di benessere e di qualità della vita, ma non solo per il mangiare o il bere, quanto per il vivere bene complessivo, e sta andando verso la rivalutazione di quei valori, che guidano ancora chi li ha ricevuti in eredità e che si fondano sul concetto di ospitalità. In campagna, anche all’ora, l’Ospite è sempre stato sacro ed a lui era riservato il meglio di quel poco che c’era.

Affrontiamo questo argomento nel cuore di Cantine Aperte, la festa che il Movimento Turismo del Vino ha creato nel 1993, che confronta oggi l’atteggiamento dei veri appassionati e dei presunti, delle cantine che aprono le loro porte comunque perché oggi sono aperte tutte e sempre, dimenticando, ma a volte anche disconoscendo il lavoro fatto negli ultimi 25 anni nel mondo del vino, non solo da MTV, raggiungere certi risultati.

In cantina
“Sono un privilegiato – spiega Carlo Pietrasanta, vignaiolo a San Colombano – ed approfitto del duplice punto di osservazione: vignaiolo nella campagna milanese e presidente del Movimento Turismo del Vino. Oggi l’offerta è in costante evoluzione, sia per la consapevolezza raggiunta dai vignaioli, che per le crescenti attese di gran parte della platea degli enoturisti. Un’evoluzione questa, che ha fatto sì che il concetto di enoturismo si segmentasse in una serie di proposte tali da dare un valore crescente all’Ospitalità. La cantina che anche il giorno di Cantine Aperte accoglie i visitatori e vede in essi solo clienti cui vendere una bottiglia di vino fa un altro mestiere, non è protagonista del concetto di enoturismo fatto proprio dalle cantine che aderiscono al Movimento Turismo del Vino”.

Nell’offerta turistica
Un atteggiamento che ci aiuta a fare la differenza tra i frequentatori delle cantine, tra gli enoturisti e gli ‘avventurieri del bicchiere’, che sono sempre presenti, e come.
“Un bel vigneto, una bottaia suggestiva, una sala degustazione impeccabile, un punto vendita ricco di ‘territorio’, possono bastare ad accogliere un enoturista? Beh, penso proprio di no, – afferma Vittoria Cisonno, Direttore di MTV Puglia – i nostri ospiti si spostano dalla loro casa e immaginano di trovarne un’altra. Ospitalità è calore, non solo professionalità, è capacità di trasmettere la passione e tutto quanto il vignaiolo ha messo al centro della sua ‘rinnovata’ professione. Il valore economico? Certo, ma anche il piacere di raccontare la storia dell’azienda, quella dei suoi vini, dando qualcosa di più, di proprio, di unico, ad uno sconosciuto entrato in cantina, ma pronto a diventare amico. Poi il vino, come sempre arriva ad unire ed a completare l’opera. Per noi la differenza è tutta qui, certe passioni non sono in vendita, si sentono o non si hanno”.

Nella ristorazione
Allargare il cerchio è un attimo, così come pensare di inserire il valore dell’Ospitalità tra i parametri utili a determinare la Qualità di un Ristorante. Eccoci quindi sulla porta di un ristorante. E che ristorante: “Vissani”.

“Dopo anni di strada in salita, la ‘sala’ sta riacquistando valore”. A dirlo è Gianluca Vissani, figlio di Gianfranco e Maitre del celebre ristorante di Civitella del Lago, in Umbria – “L’ospitalità e l’accoglienza hanno un ruolo centrale nel nostro lavoro e rappresentano sempre più le solide basi su cui poggiare il futuro. La cucina ognuno ha la sua, lo Chef prepara i piatti, ma è il Maitre a dargli i tempi, percependo lo stato d’animo e le vibrazioni dell’ospite. Lo Chef, cerca di stare a contatto, il saluto è apprezzato, ma tolto questo la sala e del Maitre. Il cliente deve sentirsi a casa. Via questi impaludamenti, via queste figure fisse accanto al tavolo, ma andate via, lasciateli soli. Ospitalità non vuol dire sentirsi l’osservato speciale. Il cliente sceglie per la cucina, ma è chiaro che varcata la soglia d’ingresso, il gioco si divide 50 a 50: grande ospitalità, ma se mangi male vai nella lista nera. Non a caso e proprio per questo, è nata ‘Casa Vissani’, a generare l’aria che aspettavo da tempo, il piacere di guardare al futuro senza perdere la tua identità, la tua anima, il tuo calore, offrire una chance per entrare nel mio mondo, goditi la mia casa. Anche in cantina, hanno capito tutti quanti che bisognava trasmettere in maniere diretta, familiare ciò che si fa in vigna, magari anche sbagliando”.

Notare la differenza non è difficile, basta mettere da una parte coloro che vogliono solo vendere bottiglie di vino e dall’altra quelli che hanno a cuore la qualità, nella produzione, dell’ambiente, nell’Ospitalità ed in tutto ciò che la cultura personale fa ruotare attorno ad essa. Ma vuoi vedere che alla fine è tutto questione di ‘cultura’? E se questa evoluzione, oggi facilmente riscontrabile nel prodotto, cominciasse a toccare anche il modo di vivere, cosa potremmo aspettarci dall’agricoltura 3.0?

E’ un futuro molto più vicino di quanto potete immaginare, ma come al solito è anche un frutto a disposizione solo di chi ha testa per coglierlo.

di Maurizio Pescari
pubblicato il 26 maggio 2017 da Teatro Naturale in Strettamente Tecnico > Mondo Enoico

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Per ridurre la pancetta un po’ di cannella tutti i giorni

Secondo uno studio della OmniActive Health Technologies Inc mangiare un po’ di cannella ogni giorno riduce la formazione di grasso corporeo, specie sulla pancia. La cannella influenzerebbe anche la glicemia.

Controllare la glicemia e l’accumulo di grasso corporeo grazie alla cannella. E’ quanto promette uno studio di Vijaya Juturu della OmniActive Health Technologies Inc presentato nel corso delle Scientific Sessions della American Heart Association’s Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology | Peripheral Vascular Disease 2017.

La ricerca è stata condotta su due gruppi di cavie da laboratorio, tutti sottoposti ad un’alimentazione eccessivamente grassa. Solo il primo gruppo di animali ha preso per 12 settimane tutti i giorni un integratore a base di cannella. Rispetto alle altre cavie quelli che hanno preso la cannella sono risultati più in salute dopo la dodicesima settimana, più protetti dall’insalubre alimentazione cui sono stati sottoposti. In particolare tutti i marker infiammatori erano a livelli più bassi, così pure l’accumulo di grassi.

Mangiare un po’ di cannella ogni giorno riduce la formazione di grasso corporeo, specie sulla pancia, attiva dei processi antinfiammatori e antiossidanti protettivi per l’organismo.
Inoltre il consumo regolare di cannella riduce la glicemia, i grassi nel sangue, l’insulina, e tutte le molecole note per essere coinvolte nel processo di immagazzinamento dei grassi.

di T N
pubblicato il 08 maggio 2017 in Tracce > Salute

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