Il potere di guardare al futuro

Ora che il mito dell’innovazione ha finito la sua corsa, cosa ci aspetta per il futuro?

La storia dell’uomo è costellata di cicli economici, che hanno portato con sé anche rivoluzioni sociali e politiche.

Negli ultimi duecento anni, dalla rivoluzione industriale in poi, viviamo nell’epoca dell’innovazione.

E’ stata l’innovazione a farci molte promesse, in gran parte mantenute, almeno fino a qualche anno fa.

Credo che sui libri di storia il 15 settembre 2008, con il fallimento di Lehman Brothers, verrà considerato l’inizio della fine dell’epoca dell’innovazione.

Ma quali sono le regole su cui poggia l’epoca dell’innovazione?

La prima, essenziale, è che ogni innovazione migliora la nostra vita, pertanto, e questa è la seconda regola, è nostro interesse e “dovere” acquistare la nuova innovazione. Questi acquisti stimolano l’economia e quindi nuova innovazione, e così in eterno.

Il consumismo è la conseguenza, non la causa del ciclo dell’innovazione.

E’ chiaro che dovremmo chiederci se l’innovazione mantiene davvero la sua promessa fondante.

Fino a qualche anno fa era certamente così.

La lavatrice ha sicuramente migliorato la qualità della vita in famiglia. L’auto ha certamente migliorato la qualità della mobilità.

Lasciamo un attimo da parte le conseguenze di queste innovazioni.

Concentriamoci solo sull’innovazione in quanto tale.

Siamo sicuri che una fotocamera di 12 mega pixel sia poi tanto meglio di una da 9 mega pixel?

Siamo sicuri di poter distinguere tra la qualità delle immagini di televisori hd, full hd e ultra hd?

Chiediamoci perchè le innovazioni, o presunte tali, si susseguono a ritmo così serrato.

Tra un modello e l’altro di auto passavano anni, così come tra un modello di cellulare e l’altro. Ora ogni sei mesi abbiamo il nuovo modello che ci promette innovazioni mirabolanti. Ma mantiene le promesse? Perchè è necessario sfornare innovazioni a così breve distanza di tempo?

Forse occorre mantenere sempre più alta l’attenzione delle persone, evitando che vengano attratte da altro.

Ma cosa esattamente?

Dobbiamo guardare al mercato, alla crescita esponenziale del biologico, ai farmer’s market e a un altro stile di vita e consumo che sta sempre più prendendo piede.

Credo, senza poi neanche un eccessivo sforzo di fantasia, che il prossimo ciclo economico si baserà sul benessere.

E’ evidente che il ciclo economico del benessere si avvantaggerà dell’innovazione, ma l’innovazione sarà finalizzata, non sarà l’obiettivo in sé.

Come verrà declinato il benessere lo scopriremo nei prossimi anni e nei prossimi decenni. Sarà un benessere egoistico ed edonistico oppure civile e partecipato?

Le fasi di passaggio, tra un ciclo economico-sociale-politico e l’altro, portano con sé una buona dose di incertezza, ma hanno anche dei vantaggi, lasciandoci immaginare il futuro che vorremmo. Anzi di più, essendo un magma indistinto, col nostro impegno quotidiano possiamo contribuire a forgiare questo futuro.

E’ certo che viviamo una fase di passaggio e che saremo giudicati.

Non vi nascondo che mi piacerebbe avere una macchina del tempo per sapere il voto assegnatoci dalla nostra progenie.

di Alberto Grimelli
pubblicato il 01 settembre 2017 da Teatro Naturale in Pensieri e Parole > Editoriali

Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.