Effetto ricompensa, ecco perchè i vini più cari sono anche più buoni

 

Un meccanismo anche noto come “effetto placebo del marketing”, mai realmente compreso a livello fisiologico umano.

Ora i ricercatori hanno capito che vengono attivate le aree della corteccia pre-frontale mediale e lo striato ventrale, dove risiedono i centri motivazionali e decisionali.

Lo studio aveva proprio lo scopo di capire i meccanismi per cui un vino da un prezzo più alto potesse anche essere percepito come migliore dal cervello.

La parte centrale dello studio è stata condotta presso l’Università di Bonn e in particolare il Dipartimento per l’Economia e la Neuroscienza, materie che evidentemente i tedeschi considerano fortemente legate.

Per capire i meccanismi celebrali, i ricercatori si sono avvalsi di trenta giovani di trent’anni di età, metà maschi e metà femmine.

Ciascuno di loro è stato costantemente collegato a uno scanner MRI, in grado di “vedere” l’attività celebrale, durante le degustazioni.

Ai partecipanti allo studio, prima di ogni degustazione, veniva mostrato per prima cosa il prezzo del vino. Quindi il vino veniva somministrato mediante una cannula direttamente in bocca, nella misura di un millilitro per ogni degustazione. In questo modo è stata tolta ogni ritualità e soggettività (forma e capacità dei bicchieri, colore del vino…) che poteva condizionare i risultati.

Ogni partecipante, per ogni degustazione, poteva dare un giudizio, mediante pulsantiera, da uno a nove. Dopo ogni degustazione la bocca veniva sciacquata, sempre attraverso la cannula, con un liquido neutro.

I ricercatori hanno utilizzato un vino di medio livello, comprato al supermarket a 12 euro a bottiglia. Questo vino è stato fatto degustare per tre volte di seguito, mostrando però prezzi di 3, 6 e 18 euro a bottiglia. L’ordine di presentazione del prezzo era casuale per ogni partecipante.

Inoltre, per comprendere meglio l’effetto, a ciascun partecipante è stato dato un credito virtuale di 45 euro, dal quale veniva scalato il prezzo di alcune degustazioni.

“Come previsto, i soggetti hanno apprezzato di più il vino con il prezzo più alto rispetto a quello apparentemente più economico (ndr ricordiamo che il vino assaggiato era lo stesso) – ha spiega Hilke Plassmann della Insead Business School – e non era importante che il vino fosse stato dato gratuitamente oppure se il prezzo dell’assaggio fosse stato scalato dal conto virtuale.”

Il gruppo di ricerca ha scoperto che soprattutto le parti della corteccia pre-frontale mediale e anche la striato ventrale sono state attivate più quando i prezzi erano più alti. Mentre la corteccia pre-frontale mediale sembra particolarmente coinvolta nel confronto dei prezzi, quindi nell’effetto attesa, lo striatoventrale fa parte del sistema di ricompensa e motivazione del cervello. “Il sistema di ricompensa e motivazione è attivato in modo più significativo con i prezzi più elevati e aumenta apparentemente l’esperienza del gusto in questo modo” ha affermato Bernd Weber dell’Università di Bonn.

E’ quindi evidente che il sistema motivazione-ricompensa del cervello agisce sulla percezione, ingannandoci sulla vera natura del prodotto, ovvero sulle sue caratteristiche intrinseche.

L’”effetto placebo del marketing” ha però i suoi limiti. Se viene offerto un vino di scadente qualità a 100 euro, l’effetto è praticamente nullo.

Per i ricercatori è quindi importante capire non solo le soglie entro le quali il cervello ci inganna attraverso il sistema motivazione-ricompensa ma anche se è possibile, previo addestramento, superare l’effetto placebo, ovvero in qualche modo addestrare il cervello per renderlo meno ricettivo all’effetto ricompensa, così permettendo una valutazione più oggettiva del prodotto.

di T N
pubblicato il 25 agosto 2017 in Strettamente Tecnico > Mondo Enoico

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L’insalata di pomodori, condita con olio extra vergine di oliva, è uno scudo anti-cancro

Il pomodoro, ortaggio tipico della stagione estiva, è ricco antiossidanti, ma anche di minerali e vitamine, soprattutto di potassio, fosforo, vitamina C, vitamina K e folati, che possono giocare un ruolo nella prevenzione di alcuni tipi di cancro ed altre malattie.

Il potassio contenuto nei pomodori, per esempio, agisce da vasodilatatore per cui è un grande aiuto per chi soffre di pressione alta. Di conseguenza il consumo di pomodori riduce i rischi legati alla pressione alta come gli ictus. Oppure, le proprietà dei pomodori si estendono anche alla vista. La luteina e la zeaxantina presente nei pomodori aiutano a proteggere gli occhi dalle radiazioni solari. Queste due sostanze inoltre, unite al beta-carotene favoriscono la salute della vista in generale.

Ma una nuova scoperta ha rivelato che mangiare pomodori ogni giorno riduce del 50% il rischio di sviluppare diversi tipi di tumori della pelle. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Ohio State University, dopo aver effettuato un vasto esperimento su un gruppo di roditori in laboratorio.

Il team di ricerca ha somministrato ad un gruppo di cavie di sesso maschile una dieta composta dal 10% di pomodori in polvere per 35 settimane, esponendoli poi ai dannosi effetti dei raggi ultravioletti, che si trovano nella luce del sole. In generale, per i roditori che avevano consumato il concentrato di pomodoro essiccato vi è stato un calo del 50% delle probabilità di sviluppare la malattia rispetto al gruppo a cui non era stato somministrato. Secondo l’autrice dello studio Jessica Cooperstone, questi risultati sono dettati dall’ampia presenza di carotenoidi nella verdura, un composto pigmentante che dona ai pomodori il loro vivace colore rosso. Lo stesso pigmento sarebbe in grado dunque di proteggerci dai raggi UV: “comparando il licopene somministrato attraverso il cibo intero (un pomodoro) o un supplemento sintetizzato – ha affermato la ricercatrice – il primo si dimostra più efficace nella prevenzione degli arrossamenti dovuti all’esposizione ai raggi ultravioletti, e per questo pensiamo che vi siano altri composti molto importanti nella verdura”

Niente di meglio, qundi, che unire le proprietà benefiche dei pomodori a quelle dell’olio extra vergine di oliva. Anche l’olio, alimento preziosissimo della Dieta Mediterranea, contiene numerosi antiossidanti che, in prove di laboratorio hanno mostrato di possedere effetti anti-tumorali ed è consigliato caldamente nelle diete oncologiche.

di T N
pubblicato il 24 luglio 2017 in Tracce > Salute

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Il cioccolato fa bene al cervello

Il cioccolato riesce a migliorare le funzioni cognitive e l’apprendimento in poche ore. Il consumo ideale di cioccolato è di 10-20 g. al giorno (1 o 2 quadratini), preferendo la qualità extrafondente, più ricca in composti fenolici.

Il cioccolato riesce a migliorare le funzioni cognitive e l’apprendimento in poche ore. Il consumo ideale di cioccolato è di 10-20 g. al giorno (1 o 2 quadratini), preferendo la qualità extrafondente, più ricca in composti fenolici.

“Questo risultato suggerisce il potenziale dei flavonoidi del cacao nel proteggere le funzioni cognitive tra la parte di popolazione più vulnerabile, migliorando nel tempo le prestazioni mentali”, affermano Valentina Socci e il co-autore dello studio Michele Ferrara, in un’intervista a Medical news today. “Se si guarda al meccanismo sottostante, i flavonoidi del cacao hanno effetti benefici sulla salute cardiovascolare e possono aumentare il volume del sangue cerebrale nel giro dentato dell’ippocampo. Questa struttura è particolarmente colpita dall’invecchiamento e quindi è la potenziale fonte di declino della memoria legata all’età negli esseri umani”. E ancora: “L’assunzione regolare di cacao e cioccolato potrebbe infatti fornire effetti benefici sul funzionamento cognitivo nel tempo”.

Il consumo ideale di cioccolato è di 10-20 g. al giorno (1 o 2 quadratini), preferendo la qualità extrafondente (70% minimo), più ricca in composti fenolici.

Nello studio sono state analizzate le abitudini nutrizionali di 4.186 soggetti adulti italiani (età maggiore di diciotto anni, 56% femmine, 46% maschi), il loro consumo giornaliero di cioccolato e le patologie che determinano fattori di rischio. I 4.186 italiani del campione consumano mediamente 60 grammi di cioccolato fondente a settimana, sia in forma classica sia in dolci a cucchiaio sia in barrette. Lo studio ha messo in evidenza la prevalenza di patologie che determinano il fattore di rischio e ha rilevato che il 12% del campione è in terapia farmacologica per l’ipertensione e solo il 4% riferisce di avere dislipidemia (cioè un valore elevato di colesterolo e trigliceridi). Sono valori molto inferiori alle medie italiane: l’ipertensione è mediamente al 19,8% e la ipercolesterolemia al 23,6% (soggetti tra i 18 e i 65 anni).

“Il cioccolato non solo ha un effetto positivo sull’apparato cardiovascolare – ha dichiarato Michela Barichella, presidente di Brain&Malnutrition Association e membro del comitato scientifico Ogp – ma induce una sensazione di benessere e migliora la resistenza alla fatica e la concentrazione perche’ contiene dosi, seppur modeste, di sostanze eccitanti come caffeina e teobromina. Inoltre migliora il tono dell’umore perche’ stimola la sintesi della serotonina, l’ormone a cui si attribuisce il senso di serenita’. Benefici che si ottengono gia’ con consumi ridotti di cacao”.

 

di C. S.
pubblicato il 03 luglio 2017 da Teatro Naturale in Tracce > Salute

 

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La percezione del fruttato del vino è molto soggettiva!

Le molecole maggiormente responsabili del sentore di frutta nel vino vi sono i glicosidi monoterpenici, una famiglia chimica molto ricca e complessa.

I ricercatori dell’Università di Adelaide in Australia hanno così estratto e caratterizzato i vari glucosidi monoterpenici riscontrati in alcuni vini aromatici, come Gewürztraminer e Riesling,  rinomati per il caratteristico flevour fruttato

Utilizzando un panel di sommelier gli universitari hanno valutato la risposta sensoriale alle singole molecole, in un vino di laboratorio (ovvero un modello vino ricreato artificialmente), scoprendo che la sensazione era particolarmente evidente a concentrazioni cinque volte quelle tipiche e caratteristiche del vino, mentre a concentrazioni usuali e in presenza degli altri composti volatili tipici del vino, la percezione era molto meno evidente, fino alla non significatività.

I ricercatori hanno analizzato la risposta dei sommelier a due glocosidi monoterpenici (geranico e guaiacilico) scoprendo che il 77% degli assaggiatori era sensibile ad almeno uno dei due composti.

E’ quindi evidente che vi è una forte variabilità inter-individuale nella percezione del sentore di fruttato di un vino, sebbene l’individuazione delle molecole responsabili può portare a nuove linee di ricerca su come, in cantina o nel miglioramento genetico, aumentare la concentrazione di questi composti per avere bouquet sempre più complessi e caratterizzati.

Bibliografia

Mango Parker, Cory A. Black, Alice Barker, Wes Pearson, Yoji Hayasaka, I. Leigh Francis, The contribution of wine-derived monoterpene glycosides to retronasal odour during tasting, Food Chemistry, Volume 232, 1 October 2017, Pages 413-424, ISSN 0308-8146

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SOLSTIZIO D’ESTATE

La stagione calda è ormai entrata nel vivo, grazie a lunghe giornate soleggiate nonché all’aumento delle temperature. Eppure, nonostante il clima già tipicamente caldo, dal punto di vista astronomico l’estate parte ufficialmente durante il solstizio.

Per il 2017 il 21 giugno si rende omaggio al sole, principale fonte di vita per l’uomo. Per alcuni giorni in un punto preciso, sorgendo e tramontando sempre nella stessa posizione, il sole determina in maniera graduale l’allungarsi o l’accorciarsi delle giornate. Ma se al Polo Nord in coincidenza con il solstizio d’estate sarà sempre giorno, il Polo Sud entrerà nel buio: si avranno quindi i fenomeni denominati rispettivamente Sole di Mezzanotte (24 ore al giorno di luce) e Notti Polari (24 ore al giorno di buio). Una ricorrenza da sempre molto sentita e celebrata sin dalle primissime civiltà umane: è ​il solstizio d’estate.

Per le zone a Nord dell’Equatore, il solstizio d’estate avviene generalmente il 21 giugno, data che ufficializza l’avvio della stagione più calda. Vi sono, tuttavia, delle piccole variazioni temporali: ogni anno, infatti, il solstizio avviene con circa sei ore di ritardo rispetto all’anno precedente. Una problematica risolta con l’adozione di un calendario bisestile ogni 4 anni, che tuttavia determina un’oscillazione del fenomeno astronomico tra il 20 e il 21 del mese.

Fin dall’antichità il cambio di direzione che il Sole compie tra il 21 e il 22 giugno è stato salutato come l’inizio di un nuovo periodo di vita. D’altronde, il fenomeno astronomico che determina la giornata più lunga e soleggiata dell’anno ha rappresentato per i popoli antichi l’avvio di un periodo di fertilità, benessere e ricchezza perché in estate la vegetazione è abbondante e i raccolti raggiungono il loro picco massimo.

Il più famoso sito archeologico dedicato al’osservazione del corpo celeste probabilmente è Stonehenge, nel Regno Unito.
Caratterizzato da grandi megaliti che raggiungono fino 50 tonnellate di peso disposti in due cerchi concentrici, sembra servisse agli uomini del Neolitico, forse Druidi, per studiare i fenomeni astronomici legati al Sole, tanto da diventare un vero e proprio tempio. L’asse del tempio, al cui centro si erge un macigno detto “Pietra del tallone” (“Friar’s Heel”), è orientato in direzione dell’alba nei solstizi estivi, ma non di quelli invernali.

Nelle civiltà precolombiane le due giornate del solstizio, quello d’inverno e quello d’estate, erano sacre. Per gli Inca il Sole rappresentava la sovrana della Terra, Inti, e con un complesso sistema di torri si stabiliva l’arrivo di solstizi ed equinozi. Anche per i Maya il sole era importantissimo: considerato fonte di vita ed essenziale per le attività umane, per poterne prevedere solstizi ed equinozi avevano elaborato un calendario super preciso.

Per gli antichi Romani i solstizi erano consacrati a Giano bifronte, il dio guardiano delle soglie e dei passaggi, in quanto i solstizi erano correlati tra di loro; i Greci li chiamavano porte cosicché la “porta degli uomini” era il solstizio estivo, mentre la “porta degli dei” il solstizio invernale.

Anche i Cristiani fecero propria la festività del Sole. Il 24 giugno, quando le giornate iniziano lentamente ad accorciarsi fino al solstizio d’inverno, si ricorda infatti la natività di Giovanni Battista, il Santo che battezzò Gesù.
Non è del resto un caso che San Giovanni abbia come attributi il fuoco e l’acqua, con cui battezzava: secondo un’antica credenza, infatti, il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua). E poiché nella tradizione popolare i riti propiziatori prevedono falò e rugiada, ecco che la religione cristiana fece proprie queste tradizioni coniugandole nella liturgia del battesimo.

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